Testo di Giovanni Longo / Scene Mediterranee (2015).

“Era un profetico primo maggio 2005, una di quelle feste dei lavoratori che si passano in spiaggia tra amici, e non fu difficile far caso a quei legni consumati e trasportati dalle correnti che ricoprivano a tratti la costa …

it / … Quella festa, da allora, s’è protratta ogni giorno, perché entrare nello studio, per quanto ci si sforzi, non è un lavoro, o perlomeno lo studio non è il luogo dove lavori. Forse lavori di più in un supermercato mentre fai la spesa o in quel tratto dritto di superstrada dove, talvolta, si perdono i pensieri.
Tornando a noi quel giorno registrai la presenza di quella materia che, dopo un piovoso inverno, riportava testimonianza del suo percorso. Fu successiva l’idea di cosa farne, durante un esame di anatomia in Accademia. Cosa c’era di più vivo di chi aveva già un suo passato, una sua esistenza quasi conclusa. Da quel momento come un piccolo collezionista ricerco frammenti predefiniti per completare i miei set, delle sintesi strutturali.
Qualcuno una volta mi disse che gli artisti sono un po’ chimici, fisici, medici, un po’ architetti e un po’ artigiani, insomma devono essere un bel po’ di cose. Forse in gran parte sono mistificatori, vista la loro misera capacità, e possibilità, di comprendere a fondo tali materie. Ma probabilmente non gli è nemmeno necessario per creare nuove relazioni tra tutte le cose di questo mondo, per fare solo questo. ”

en / “It was a prophetic 1st of May 2005, one Labor Day of those spent with friends at the beach, and it wasn’t hard for me to notice all the drift wood dotting the coast, worn out and carved by the currents that led them to the shore.
That day of celebration has never ended since that moment, as to enter in the studio, for how much you try, is not working, or better, it is not the place where one works. It might be you would work more in a shopping center while grocery shopping, or during that stretch of highway where, sometimes, you lose your thoughts.
Back to us, that day I registered the presence of a material that, after a rainy winter, bears the signs of its journey. It came later, the idea of what to do with it, during an anatomy exam in the Academy. What was there, more alive of something that possesses a past already, an existence on it’s way to an end? From that moment, as a collector, I hunt fragments already shaped to make them part of my sets of structural synthesis.
Someone told me once that artists are a bit like chemists, physicians, doctors, and a little like architects and artisans. It looks like they need to be a lot of things at once. Maybe is largely due to the fact they are deceivers, given their poor ability and capability of fully understand such disciplines. Probably though, none of those is necessary to create new links between the things of this world, to be able to do just this. ”

 

Fonte: www.scenemediterranee.it