Testo critico di G. Paolo Manfredini / 2008

it / Non il nirvana alla fine della storia, ma una sperimentazione ininterrotta, consapevoli che l’importante oggi è non fossilizzarsi, ma muoversi, invecchiare anche. “Giacchè in questo è la differenza fra ciò che è vivo e ciò che vivo non è” (Borges). Allora il recupero gratuito diventa quasi un racconto proustiano che rileva con attenta puntualizzazione l’oggetto minimo, fragile, come in uno zoom dilatante le coscienze. La morte appartiene alla vita. Le prospettive della morte, le paure che questa suscita, la sua gestione e l’eventuale sua liquidazione, o esorcizzazione, appartengono alla parabola della vita terrena, degli individui e delle società. Una volta la morte era un evento quotidiano, una compagna di strada. Oggi la presenza della morte è diventata meno assillante, meno pervasiva, meno ordinaria. Si tende a parlarne come se non facesse più parte di questo mondo. Per converso, il pragmatismo e l’imbarazzante concretezza di un artista prendono forme fantasmatiche inusitate, spesso più originali e coraggiose delle scontate litanie sull’argomento a cui siamo avvezzi. Una personale crestomazia annota espressioni tragiche come quelle di ogni evento in cui il tempo (come dice Borges) è manifesto, e vi contrappone il concetto che il tempo non sia questione di durata, ma di profondità.

en / Not the nirvana at the end of the story, but an interrupted experimentation, aware that, the most important thing today is not to fossilize, but, on the contrary, to move on, to get old too. “The difference is in between what is alive and what is not alive” (Borges).
At this point, the free salvage turns into a Proustian narration that attentively identifies the basic object, a fragile one, seen as through a photo zooming enlarging our consciences. Death belongs to life. The views of death, the ancient fears it causes us, the way we manage it, and its ultimate resolution or dispossessing, all these elements put together belong to people, to society, to the circle of terrain life. In previous times, we used to consider death as a daily event, a companion of our path. Today, the presence of death has become less interfering, less persuasive, less ordinary. We talk about it as if it was not part of this world. Paradoxically, the pragmatism and the perplexing concreteness of an artist, are able to create some unusual, imaginary shapes, often more courageous and unique than the predictable litanies we are used to attend. A personal anthology notes down tragic expressions, such as the ones involving each event where time (as Borges remembers) is unequivocal, and it is considered not as a matter of long lasting, but as a matter of depth.