Articolo di Raffaele Quattrone / Equipèco n.42 (2014).

“L’artista italiano Giovanni Longo da diversi anni raccoglie lungo le foci delle fiumare vicino casa piccoli legnetti erosi dal tempo, scavati dai tarli, trasformati dall’acqua del mare utilizzandoli per realizzare piccole o grandi sculture rappresentanti scheletri di animali reali o di fantasia.”

it / “Un’interessante osservazione dell’uomo quella di Longo che passa attraverso l’azione del tempo sulla materia che, pur lasciandosi modificare dalle correnti d’acqua, cerca di sopravvivere e soprattutto di conservare una memoria. In un’opera di qualche anno fa Longo realizzava per un’università calabrese il tracciato del gioco della “campana” o “mondo”. Sebbene ne abbiamo perso oramai la memoria il tracciato del gioco è un’immagine miniaturizzata dell’universo costruita sullo stesso schema delle rappresentazioni geometriche presenti nell’iconografia rupestre preistorica o anche nei tracciati dei luoghi sacri fin dall’antichità. Secondo lo storico delle religioni Jan de Vries infatti il salto fatto per cogliere il sassolino lanciato è un’imitazione del viaggio compiuto dal sacerdote nel mondoper raggiungere e riportare indietro l’anima. Il progresso tecnologicoha divorato quella cultura “cosmologica” che probabilmente ancora sopravvive nelle culture rurali, rispetto alle quali la nostra cultura industrializzata rivendica la propria supremazia …”

en / “The italian artist Giovanni Longo since several years has been collecting along the mouths of the rivers near his home small pieces of wood eroded by time, hollowed by termites, processed from seawater using them to provide small or large sculptures of real or imaginary animal skeletons. An interesting observation about the human is that by Longo passing through the action of time on the matter that even if being modified by the action of time and the currents of water tries to survive and especially to preserve a memory. In an artwork created few years ago for University of Calabria Longo realized the circuit of the hopscotch. Although we have lost the memory the circuit of the game is a thumbnail image of the universe created on the same pattern of geometric representation present in the iconography of cave art or even in prehistoric traces of sacred places since ancient times. According to the religious historian Jan de Vries in fact the jump made to collect the stone is an imitation of the journey made by the priest in the world to reach out and bring back the soul. Technological progress has devoured this “cosmological” culture probably still surviving in rural cultures respect to which our industrialized asserts of course its supremacy …”

 

 

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