L’incertezza, percepita al cospetto dell’implosione delle vecchie idee-mito, viene esplicitamente rievocata nelle opere di Giovanni Longo. Le sue sculture, realizzate il più delle volte con materiale di recupero, sono caratterizzate da strutture mobili, volutamente fragili.
Se nelle opere degli altri artisti in mostra gli “Equilibri Precari” sono soprattutto concettuali, in Longo si manifestano agli occhi dello spettatore in tutta la loro realtà, si fanno materiali, tangibili, assolutamente veri. La loro consistenza invita al confronto con la realtà, richiama ad una presa di coscienza non più procrastinabile. L’invito alla riflessione è immediato. I temi del tempo, del destino, della sorte, del caso, vengono consegnati allo spettatore con intelligente ironia e pacata giocosità. Con leggerezza, attraverso un gusto minimale ed elegante, Longo ci ricorda che tutto ciò che ci circonda è ambivalente, che l’universo delle cose può assumere significati molteplici, a volte anche inattesi. Con i suoi lavori l’artista locrese ci dimostra che tutto nella vita, esistente o possibile, segue un ordine, un equilibrio, che tutto a questo mondo ha una sua specifica funzione e serve da supporto ad altro. In “Re-reading” l’amore dei suoi genitori è propedeutico alla sua esistenza; in ogni sua scultura ogni elemento è essenziale alla tenuta dell’altro; in ogni parola, ogni lettera, ha la sua specifica funzione (si veda l’opera “Operazioni Sociopatiche”). Cambiare l’ordine delle cose, senza riconoscerne o rispettarne la destinazione d’uso, o anche solo abbandonarsi al disordine delle stesse, può cambiare il senso di una storia …

Gregorio Raspa
Estratto da “Equilibri Precari: l’arte al tempo delle crisi”
2012